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Tuesday, August 19, 2025

"Lugares y paisajes" de Andrea Zanzotto

Hablando de autores del Veneto, me parece increíble que aún no se haya traducido al español esta obra maestra (otra idea para editores ciegos): Luoghi e paesaggi, de Andrea Zanzotto, que recoge sus escritos dedicados al tema del paisaje. 

Comienza así: "Se si volesse avanzare l'ipotesi, più che di una Teodicea o giustificazione di Dio per aver creato il mondo, di una "Biodicea", e cioè di una giustificazione della vita in termini minimalistici, potrei esordire affermando che ciò che chiamiamo "vita" è in realtà qualcosa di estremamente ambiguo e contraddittorio, pieno com'è di calci e baci, baci pochi e calci tanti".

(Comprado en Venecia el 28 de marzo de 2022)

"Luoghi e paesaggi". Autore: Andrea Zanzotto. Editore: Bompiani. Anno: 2013. 

Monday, August 18, 2025

Las "historias de una vida" de Giovanni Comisso

Lo encontré entre las estanterías atestadas de un librería veneciana perdida por las callejuelas. Se trata de una selección de los artículos que durante tres décadas escribió Giovanni Comisso (1895-1969),en el Gazzettino. Se trata, quizá, del mejor escritor del Véneto junto con Zanzotto. Son una maravilla. 

"Aveva voluto tornare al mare, dove era stato con suo figlio l'estate precedente alla sua morte. La morte della moglie era stata per lui come la scomparsa di un essere che si era avvicinato a lui, ma che non era stato mai suo. Il figlio invece gli somigliava nei gesti e nei lineamenti, somigliava alla sua giovinezza che gli ricreava con i suoi impeti e desideri. Era parte di se stesso, che progrediva in un altra vita e lo rendeva felice anche quando gli ammonimenti rimanevano inascoltati"

"Storie di una vita. Trent’anni al Gazzettino". Autore: Giovanni Comisso. Editore: Gazzettino. Anno: 1982. 

Friday, August 15, 2025

"Colofón" a la "Crónica del Café Gijón"

Ramón Gómez de la Serna, el gran RAMÓN, es una fuente inagotable. Hoy lo traigo aquí por su epílogo, titulado "Colofón", al libro de Marino Gómez Santos Crónica del Café Gijón (estupendo libro, por cierto). Pues bien, comienza el texto diciendo lo siguiente: "El Colofón es algo digno de ser escrito por Cristóbal Colón, pero a mí me han anunciado como 'colofón' y aquí estoy".

"Muchas veces me fui de un café porque me veía en los espejos como haciéndome muecas a mí mismo".

"Al ser descrito un café toma un aire mitológico, o mejor dicho, mitománico, y se asoma uno a uno de los dramas más amenos de la vida, al drama de no querer morir, al meter jaleo para no morirse, al dar trascendencia a las cucharillas para agarrarse a ellas en último extremo".

"El escribir en el café desespera a la larga, deja un poco a la intemperie el cerebro; está bien como comprobación intermitente -Pombo no era más que los sábados-, pero en la inhóspita buhardilla -que con un poco de ingenio y resignación puede ser hospitalaria- hay que plantear las cosas para que tengan carácter universal, elevándose sobre las acosadoras habladurías".

"La buhardilla del café salva del café y el café salva -como fin de semana- de la estrechez de la buhardilla".

(Citas de Ramón del "Colofón" a Crónica del Café Gijón de Marino Gómez Santos, Biblioteca Nueva, Madrid, 1955.) 



Thursday, August 14, 2025

La "Roma nocturna" de Giuseppe Sciuto

Descubrí el libro en una de esas casetas romanas que hay en mitad de la calle. Lo primero que me llamó la atención fue la preciosa portada (entre cubista y modernista, o algo así, con una tipografía perfecta) y el título: "Roma di Notte: Guida illustrata per i visitatori senza alloggio". "Roma de Noche: guía ilustrada para visitantes sin alojamiento". ("sin casa" sonaría mejor). Autor: Giuseppe Sciuto. Lugar de edición y fecha: Roma, Giorgio Berlutti Editore, Piazza Navona 15, 1921. 

Lo abrí y leí algunas frases al azar, que me parecieron perfectas: el tono irónico (como en la dedicatoria, recargando el estilo a lo Bufalino), la poesía, los detalles de la vida de la época... 

(Dedicatoria)

Al Comissario per gli alloggi

felice ed opportuna istituzione, simbolo vivente della straordinaria perspicacia governativa, esponente della severa e lodevole intransigenza dello Stato, inesorabile contro l’unghiata ingordigia della speculazione e la tirannia bestiale dei Padroni di Casa, questa guida modesta, dagli intendimenti filantropici ed umanitari, è rispettosamente dedicata, onde ad essa l’illustre ed energico funzionario si ispiri e da essa tragga quel valido consiglio ed aiuto per dare finalmente al grave problema degli alloggi quella naturale ed onesta soluzione che era già stata divinata dagli ottimisti ed auspicata dai buoni.

"La cubierta es una maravilla, no puedo dejarlo aquí", le comenté a mi mujer. Ya, pero comprar un libro sólo por la portada y unas frases es un poco extremo, pensé. Tengo demasiados libros y poco hueco en casa. Valía menos de 10 euros, pero no me decidí, porque estaba intonso y no pude leer mucho más.

Anoté en el cuaderno: "Mi gran descubrimiento de hoy ha sido 'Roma di Notte'. Lo he dejado pero creo que volveré a comprarlo (es una caseta de esas callejeras). Me gusta la portada y el título y la dedicatoria, y el libro tenía buena pinta, aunque estaba intonso y no he podido leer mucho...."

Volví unos días después a la misma caseta con la esperanza de que alguien se lo hubiese llevado, pero no: allí estaba. Lo compré, naturalmente. Abrí las páginas con un cuchillo. Cubierta de Bandinelli. El Copyright, con la alusión explícita a Suecia y a Noruega, no lo entendía bien del todo (¿sería una coña por el Nobel, o algún problema político de la época?). Me empezó a gustar tanto el libro que incluso sopesé escribir un artículo titulado "La Roma nocturna de Giuseppe Sciuto" (quizá algún día lo escriba). A lo mejor sólo es la emoción del descubrimiento y estoy distorsionando calidades, pensé. 




Otro libro más para traducir y publicar cuando llegue el socio capitalista...

Buceé por Internet y únicamente encontré esto sobre el autor, un total desconocido: Roma di notte. La Stazione Termini (Giuseppe Sciuto - 1921). Del editor llegué a la conclusión -creo recordar- de que era un miembro del Partido Nacional Fascista de Mussolini y devoto seguidor del Padre Pío, uno de los que más hizo por la glorificación de este fraile capuchino (santo desde 2002), pero tampoco indagué mucho más.

Copio y pego alguna de sus citas (cortesía de Salvatore Lo Leggio):

“Il giorno è un eviratore prosaico dell’assoluto estetico, è solo un fucinatore di tritumi modesti di bellezza  e di particolari umili compressi e violentati da freddi rigorismi lineari o coloristici o da volgari grossolane simmetrie delimitatrici. E’ adatto per le anime mediocri…, per gli esseri faccendieri e per le coscienze esteticamente torbide che ignorano il senso intensivo del sintetismo…”. 
“Nessun uomo di genio è stato concepito di giorno”.
“Troia fu presa di notte”.
“Di notte Mosè venne abbandonato sulle acque del Nilo e di notte Romolo e Remo vennero fatti galleggiare nel famoso cesto di vimini sul Tevere sacerdotale e biondo”.
“La lupa – inutile dirlo - è animale eminentemente notturno e non poteva di certo allattare di giorno, quando doveva pensare a dormire”.
“Le baccanti celebravano sempre di notte le loro feste scapigliate e rumorose: “In girum imus nocte et consumimur igni”. – e perfino questo palindromo bellissimo venne indubbiamente ideato e scritto di notte da qualche insonne e studioso monaco certosino del medioevo”.
E ancora: “Diogene amava a tal punto la notte da girare anche in pieno giorno con una lanterna accesa per Atene in cerca dell’uomo onesto”.
“Empedocle scelse una notte spaventosa, lacerata da sinistri bagliori di eruzioni e si buttò nelle voragini incandescenti dell’Etna… per scoprire i fenomeni oscuri della vulcanologia”.
“L’imperatore Caligola fece svegliare di notte tutti i senatori di Roma per interpellarli circa il modo migliore di cucinare uno storione regalatogli da un vassallo dell’impero”.


Roma, la Stazione Termini ai primi del Novecento (cap. II)
Stazione centrale di Termini.
Salone grande della biglietteria. A mezzanotte si può eludere facilmente la vigilanza dei guardia-sala e spingersi fino alla sala di aspetto di terza classe, dove si può comodamente riposare per terra sotto i tavoli.
Non sono consigliabili le sale di seconda classe dove la vigilanza è più assidua. Escluse assolutamente la sale di prima classe. Ricordare che non tutti gli abituali frequentatori notturni delle stazioni sono, in genere, disgraziati, come voi… Molti – specialmente giovinastri e teppisti – frequentano le sale di aspetto e le altre località dove viaggiatori e forestieri senza alloggio sogliono passare la notte, allo scopo di profittare abilmente della loro stanchezza per derubarli… Non sono quindi mai eccessive le precauzioni più intelligenti ed energiche.
L’impresa di penetrare fino alle sale d’aspetto può essere facilitata enormemente dal biglietto d’ingresso -  (cent. 20, dritto testa muliebre con spiga, rovescio donna nuda) – che si acquista agli appositi apparecchi automatici. Con tale biglietto, voi avete libero accesso alla stazione, ma nessun diritto di passarvi la notte. Se non siete profani della topografia e delle disposizioni abituali di servizio, potete anche profittare di qualche vettura di seconda classe, ed anche di prima, in giacenza sui numerosi binari morti. L’impresa però non è molto facile e può procurare delle noie.
Più consigliabile e di più sicura realizzazione è il tentativo di passare la notte in una sala d’aspetto di terza classe. In caso di controllo dei guardasala affermate risolutamente di essere giunti con gli ultimi treni della notte da una località qualunque, - (basta prima consultare opportunamente un orario ferroviario) - e non sapere, a quell’ora dove trovare un alloggio. Se vi chiederanno la tessera ferroviaria, direte con chiarezza che l’avete perduta; se si meraviglieranno perché non avete nemmeno una valigia, rispondete tranquillamente con un sorriso di sprezzante superiorità che siete milionari e avete l’abitudine di viaggiare senza bagagli.